28 agosto 2014

LIBERALIZZAZIONI TRA MIRAGGI E CONCRETEZZA - 12° Rapporto


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VII MARCIA INTERNAZIONALE PER LA LIBERTA'



VII MARCIA INTERNAZIONALE


PER LA LIBERTA’

DELLE MINORANZE E DEI POPOLI OPPRESSI

PARIGI

SABATO 11 OTTOBRE 2014

PER ADERIRE: http://www.societalibera.org/it/marcialiberta/marcia_2014/aderire.htm


16 giugno 2014

Presentazione 12° Rapporto ed Intervento del Direttore di Società Libera Vincenzo Olita



LIBERALIZZAZIONI TRA MIRAGGI E CONCRETEZZA
12° Rapporto sul processo di liberalizzazione
Firenze, 17 giugno ore 19
Hotel Helvetia & Bristol
via dei Pescioni, 2

Roma, 19 giugno ore 18
Istituto Luigi Sturzo
Via delle Coppelle, 35

Napoli, 23 giugno ore 11
Università Suor Orsola Benincasa, Sala Villani
Via Suor Orsola, 10
___________________________
LA SUADENTE PAROLA DELLA SEMPLIFICAZIONE
di Vincenzo Olita, Direttore Società Libera

Le liberalizzazioni continuano ad essere un percorso ed un modello in crisi che vaga tra miraggi e concretizzazioni, questa la sintesi del dodicesimo Rapporto di Società Libera che individua, a compendio della trattazione dei nove settori analizzati, stimolanti indicazioni operative.
Da tempo auspichiamo un sostanziale processo di liberalizzazioni che apra il Paese alla concorrenza e lo indirizzi su un concreto percorso di semplificazione e modernizzazione dell’apparato burocratico, purtroppo, al di là di esternazioni e proclami, in questi anni hanno prevalso immobilismo e un’inconsistente retorica sull’urgenza del riformare. A riprova, riproponiamo quest’anno un saggio sul comparto della sicurezza, già pubblicato nel 2009, che evidenziava un’esigenza di ammodernamento e di razionalizzazione. Dopo cinque anni sono riflessioni del tutto attuali, rinvigorite dal dibattito sulla spending review, ma appannate dal pressappochismo della politica, che ha oscillato tra proposte di accorpamento di corpi di polizia e richieste d’incremento degli operatori, già ridondanti rispetto alla media europea, per poi esaurirsi nel solito ragionieristico reperimento di risorse attraverso tagli di spesa, con buona pace di una concreta razionalizzazione del settore.
Nella stessa necessità si trova il sistema giudiziario che per la sua inefficienza, ma ancor più per l’inefficacia, ormai stancamente, viene indicato tra le principali criticità del Paese. L’incertezza giuridica, piaga del nostro ordinamento processuale, richiede una riforma sistemica del processo centrata sulla revisione delle finalità e della struttura dell’istituto dell’impugnazione sia civile che penale. Sono indicazioni che, unitamente ad una riforma strutturale ed organizzativa della giustizia amministrativa, dovrebbero essere in grado di incidere su una sostanziale riduzione del contenzioso giudiziario.
L’ultimo Rapporto si soffermò sull’antieconomicità della TAV e sulla sua faraonica inutilità, oggi evidenzia l’esigenza di urgenti interventi a beneficio del trasporto pubblico locale, un’insufficiente liberalizzazione nel trasporto ferroviario e accoglie positivamente la costituzione dell’Autorità indipendente per la regolazione dei trasporti, purtroppo non dotata di poteri sanzionatori.
Di ripensamento in senso liberale necessita anche il comparto dell’istruzione dove merito, sistema premiante per i docenti e autonomia degli Istituti oscillano tra insipiente sottovalutazione e anacronistiche contrarietà. Al nostro sistema scolastico non bastano più burocratiche riforme, incapaci di innescare un sostanziale mutamento in senso partecipativo, occorre una progettualità radicale che, muovendo dall’elezione dei dirigenti scolastici da parte di docenti, studenti, personale, famiglie, dalla scelta e valutazione dei docenti, dalla soppressione degli Uffici scolastici regionali, giunga a connaturare ogni Istituto come pulsante comunità, non come ultimo anello di una catena ministeriale, ma segmento propedeutico al necessario rapporto scuola-lavoro.
Le privatizzazioni, poi, vengono invocate, nel migliore dei casi, come strumento per la riduzione del debito, il più delle volte come un pronto cassa funzionale alle esigenze di bilancio. La privatizzazione della Rai, invece, potrebbe segnalare un reale arretramento dell’apparato politico e la concreta volontà di abbandonare indirizzi dirigistici.
Così come non si può prescindere da una presa d’atto, da parte delle Regioni, dello stretto rapporto che intercorre tra l’attuazione degli indirizzi di razionalizzazione delle attività economiche e la gestione della finanza pubblica, un rapporto che implica di indirizzare l’attività e le scelte degli enti territoriali non verso un capitalismo municipale, ma ad una maggiore attenzione ai mercati, perché le politiche di liberalizzazione sono di fatto propedeutiche allo sviluppo economico.
Purtroppo le nostre condizioni strutturali non avvertono significativi miglioramenti: la vischiosità delle procedure e il loro costo, la Banca mondiale segnala che avviare un’impresa in Italia costa il triplo rispetto alla media Ue, la corruzione, gli oneri burocratici e amministrativi continuano ad incidere sul contesto congiunturale.
Eppure l’impegno a sburocratizzare e semplificare è promessa principe della politica che, con ipocrita superficialità, finge di non accorgersi che la soffocante tenaglia burocratica è da essa stessa manovrata.
Un percorso di semplificazione non è dipendente da buone intenzioni ministeriali, esso presuppone una visione culturale, prima che politica-amministrativa, sul complessivo modello di società e quindi sul rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini. Non si riduce la burocrazia varando il Registro dell’anagrafe condominiale,implementando la normativa sulla privacy, incrementando con la legislazione le incombenze di cittadini ed imprese, perpetuando un rapporto di vassallaggio, esemplare il caso della Tasi, tra fisco e contribuenti. Semplificare presuppone anche la consapevolezza di dover ridurre l’apparato burocratico e di conseguenza il suo livello occupazionale, misura ipotizzabile in una fase di sviluppo economico, impercorribile in una crisi, che solo nel 2013 ha prodotto la perdita di 478 mila occupati con un calo del 2,1 per cento rispetto al 2012. Così come è contraddittorio pensare alla mobilità interna alla pubblica amministrazione, auspicata dal movimento sindacale, a meno di non considerare la semplificazione solo un’accattivante e suadente parola.



11 giugno 2014

LIBERALIZZAZIONI TRA MIRAGGI E CONCRETEZZA 12° RAPPORTO SOCIETA' LIBERA


Milano 12 giugno ore 18

Università Bocconi
INTRODUCE
Vincenzo Olita, Direttore Società Libera

NE DISCUTONO
Luigi Arturo Bianchi, Università Bocconi
Giuseppe de Vergottini, Università di Bologna
Guido Gentili, Editorialista Il Sole 24Ore













21 maggio 2014

12° Rapporto di Società Libera

LIBERALIZZAZIONI TRA MIRAGGI E CONCRETEZZA
12° Rapporto di Società Libera sul processo di liberalizzazione della società italiana
MILANO 5 giugno 2014 ore 14 Politecnico di Milano via Bonardi 3, Aula A

INTRODUCE
Luca Ostellino, Il Sole24Ore

NE DISCUTONO
Sergio Mattia, Politecnico di Milano
Amministrazione e gestione del territorio
Giorgio Ragazzi, Università di Bergamo
Liberalizzare per tornare a crescere e tagliare le rendite in autostrada
Marco Ponti, Politecnico di Milano
Una politica liberale per i trasporti
Marco Romano, Estetica della città
Una diversa gestione del patrimonio artistico


Firenze 17 giugno ore 19 Hotel Helvetia & Bristol, via dei Pescioni 2,

INTRODUCE
Stefano Rossini, Società Libera Firenze
MODERA
Vincenzo Olita, Direttore Società Libera

NE DISCUTONO
Valerio Federico, Tesoriere Radicali Italiani
Stefania Fuscagni, Presidente Società Libera
Alberto Vannucci, Università di Pisa


Roma 19 giugno ore 18 Istituto Luigi Sturzo Via delle Coppelle, 35

INTRODUCE
Riccardo Pedrizzi, Consiglio Direttivo Società Libera

NE DISCUTONO
Enzo Bianco, Sindaco di Catania
Elisabetta Casellati, Componente Ufficio Presidenza del Senato
Antonio Catricalà, Presidente di Sezione del Consiglio di Stato
Stefania Fuscagni, Presidente Società Libera

Napoli 23 giugno ore 11
Università Suor Orsola Benincasa, Sala Villani Via Suor Orsola, 10

INTRODUCE
Vincenzo Olita, Direttore Società Libera

NE DISCUTONO
Lucio D’Alessandro, Rettore Università Suor Orsola Benincasa
Antimo Cesaro, Commissione Lavoro Camera dei Deputati
Luigi De Sena, già Vice presidente Commissione Bicamerale Antimafia
Leonardo Impegno, Commissione Attività produttive Camera dei Deputati
Alfonso Ruffo, Direttore “Il Denaro”
Marco Zigon, Presidente Fondazione Matching Energies

L’impegno alla sburocratizzazione è ormai diventato parola d’ordine, tanto cara alla politica, dimenticando che l’asfissia burocratica, in effetti, altro non è che il prodotto della sua stessa azione, non supportata né da un disegno strategico, né da provvedimenti in grado di smentire la dicotomia che vede il processo di liberalizzazione costantemente oscillare tra miraggi e concretizzazioni.
La modernizzazione del Paese passa attraverso una precisa consapevolezza del modello di Stato auspicato e dei costi, anche in termini di mancata occupazione, da affrontare. Non si riduce la burocrazia implementando la normativa sulla privacy, né varando il Registro sull’anagrafe condominiale, né incrementando costantemente, con l’attività legislativa, le incombenze dei cittadini e delle imprese, invocando nel contempo la suadente parola della semplificazione.Da anni facciamo appello alla politica affinché avvii un “corposo percorso di liberalizzazioni”, oggi la novità è che se ne parla con maggiore frequenza e con un’assortita combinazione di parole liberalizzare, semplificare, modernizzare, in una sorta di frenesia per la politica del fare. Ma fare perché e per chi, secondo quale visione del futuro di una società in trasformazione? Purtroppo a questi interrogativi il Paese, nel suo complesso, non è ancora in grado di rispondere.
Il dodicesimo Rapporto di Società Libera, a compendio della trattazione dei nove settori analizzati, vede una serie d’indicazioni operative che, auspichiamo, possano essere recepite dall’opinione pubblica e, ancor più, dalla dirigenza, non solo politica, del Paese.
IL RAPPORTO E' STATO REDATTO DA: Andrea Bitetto, Giuseppe de Vergottini,
Umberto Fantigrossi, Stefania Fuscagni, Sergio Mattia, Giuseppe Pennisi, Marco
Ponti, Giorgio Ragazzi, Ernesto Savona, Lucia Tanti, Alberto Vannucci



04 marzo 2014

Interventi sulla stampa del Direttore Vincenzo Olita


Corriere della Sera

«Privatizzare e semplificare: ecco le ricette di noi liberali»

MILANO - La privatizzazione della Rai. Oppure l’abolizione in busta paga delle trattenute sindacali.
Dopo una rivoluzione fallita (quella di Berlusconi) e una promessa (quella di Renzi) essere liberali oggi
vuol dire anche questo. Vincenzo Olita, un passato nel Pri, è il direttore di Società Libera, uno dei think tank di politica e cultura liberale che ha organizzato per stamani a Roma (all’istituto Luigi Sturzo) una convention per riunire le tante sigle e le tantissime associazioni d’area. Padri nobili e nuove leve.
Olita, volete rifare il Pli?
«Tutt’altro. L’iniziativa di oggi nasce con due premesse. La prima è proprio quella elettorale. Dobbiamo abbandonare i velleitarismi e ammettere che oggi non ci sono le condizioni per far nascere una
forza capace di superare i quorum delle varie competizioni elettorali».
La seconda?
«Basta dividersi tra chi tifa per il centrodestra e chi per il centrosinistra. Ripartiamo da chi siamo, dai
nostri programmi. E facciamo in modo che le nostre idee tornino alla ribalta della politica vera. Una su
tutte: l’individuo prima dello Stato. Cinque o sei punti, non di più. Intorno ai quali ritrovarci tutti».
Privatizzazioni. E poi?
«Il sistema dell’informazione, il tema della giustizia e legalità, la revisione della Costituzione, il potere delle
banche e delle Fondazioni. Ma vogliamo ragionare anche di proposte semplici semplici, di quelle capaci
d’incidere nella vita di tutti i giorni dei cittadini. Ne dico una: l’elezione diretta dei capi d’istituto. I presidi
non vanno scelti dall’alto, ma dallo stesso corpo insegnante, dagli studenti e dai genitori».
Matteo Renzi può essere una speranza anche per il mondo liberale?
«No, non credo. E sa perché? Perché la politica non si fa per approssimazione. E questo slogan della politica del fare è un bluff che ci trasciniamo da più di un ventennio».
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Il Denaro

Democrazia e Liberalismo: se la Democrazia rappresenta l’hardware – le condizioni necessarie – non avremo una società aperta senza il software, ovvero il Liberalismo che pone al centro la persona e la sua libertà. In tempi di confusione ideologica e crisi economica, mentre fioriscono nuovi partiti che soffiano sulla paura delle persone ed improbabili guru usano con forza ed efficacia le armi retoriche della demagogia, chi si ispira alle idee liberali sarebbe opportuno tornasse ai suoi fondamentali. In particolare per spiegare che tendere a società aperte e libere è la migliore tutela degli interessi dei cittadini, o ancor meglio delle famiglie e degli individui più deboli, ovvero meno abbienti.Infatti solo attraverso la fine del sistema castale che domina in Italia, dalle farmacie alle università, solo attraverso l’esaltazione dei meriti dell’individuo, in quanto singolo e non in quanto figlio di…, solo attraverso una politica di diminuzione della spesa pubblica e di liberalizzazioni ad ampio raggio, l’Italia potrà finalmente elevarsi da quella situazione precaria, che, soprattutto al Sud fa sì che essa si distanzi dal resto delle democrazie europee ed occidentali. La civiltà e la prosperità dell’Occidente democratico si fondano da secoli sulle istanze di libertà individuale, cioè sulla tutela dei diritti della persona nei confronti dell’invadenza dello stato, e nel riconoscimento della fertile dinamica dell’economia di mercato. Il declino non è mai un destino ineludibile, come dimostrano la storia plurisecolare italiana e le vicende di Paesi europei che negli ultimi decenni hanno saputo ritrovare dinamismo, innovazione e sviluppo.

Il Denaro ne parla con Vincenzo Olita, direttore di Società Libera.

Friedrich August von Hayek diceva: ı”Dobbiamo ridare alla costruzione della società libera il senso di un’avventura intellettuale, di un atto di coraggio. Ciò che ci manca è una utopia liberale, un programma che sembri un radicalismo liberale che non risparmi l’arroganza del potere…”. Su questo splendido auspicio è nata Società Libera: Quanto può dirsi soddisfacente il cammino svolto sino ad ora? E nel nostro Sud che segnali raccogliamo?

Ti ringrazio per aver formulato questa domanda, richiamando una monumentale frase di von Hayek che Società Libera, sin dalla sua costituzione, ha utilizzato come icona del suo modo di essere ed operare. Ad Hayek tutti noi dobbiamo la rinascita del movimento liberale, di un moderno liberalismo che individua nella libertà individuale il suo caposaldo, The constitution of liberty (La società libera) dovrebbe essere diffuso e consultato particolarmente dalle nuove generazioni. Riguardo all’attività che abbiamo svolto credo che in termini di semina sia stata copiosa, per il raccolto meno, sinceramente molto meno. Siamo stati presenti nel Mezzogiorno con numerose iniziative e, con cognizione di causa, voglio dire che l’ordine spontaneo di una società libera, richiamato costantemente da Hayek, qui trova molteplici ostacoli, non riconducibili solo alla
pochezza di una classe politica e dirigente, comune del resto al Paese nel suo complesso.

La associazione “Società Libera” considera essenziali per un efficace sviluppo della comunità i tre parametri che hanno contraddistinto il cammino della Democrazia e del Liberalismo: libertà, responsabilità individuale, uguaglianza delle opportunità. In Italia questo approccio quanto è condiviso? E come contribuiscono le Marce per i popoli oppressi organizzate?

I parametri che richiami, comunemente, vengono ricondotti solo a dolci e suadenti parole, molto utilizzate dalla politica e da commentatori troppo distratti. Vi è sempre una totale identificazione tra Democrazia e Liberalismo, concetti e termini utilizzati in maniera interscambiabile. A me piace dire che se la Democrazia rappresenta l’hardware, cioè le condizioni necessarie e indispensabili, non avremo una società aperta se non immettiamo anche del software, rappresentato appunto dal liberalismo e dalla sua concezione che mette al primo posto la persona e la libertà individuale. La parola libertà, poi, è tra le più usate e abusate; per il liberalismo la Libertà attiene essenzialmente all’incremento delle condizioni utili a favorire le scelte di ogni individuo. Da qui il nostro contrasto ad ogni forma di monopolio e l’estrema vigilanza verso ogni tipo di potere. Sulla Libertà ritengo che i liberali siano debitori di autocritica, per troppo tempo sono stati interessati alla libertà domestica, trascurando colpevolmente l’impegno per la salvaguardia dei Diritti Umani messi in discussione in tante aree del mondo. Se ci sta a cuore, con convinzione, la libertà nel nostro Paese non possiamo e non dobbiamo ignorare che in un quarto dei Paesi presenti all’ONU i diritti naturali sono calpestati. Come Società Libera da sette anni organizziamo in ottobre a Roma, e in altre tre
capitali europee, la Marcia Internazionale per la Libertà dei Popoli e delle Minorane oppresse, è un
segnale e una testimonianza, per il Paese e gli ambienti liberali, utile per una compiuta percezione e
pratica del liberalismo.

La difesa della libertà individuale è ciò che caratterizza in primis il Liberalismo; per chi ritiene che si abbia una politica liberale ogni qualvolta venga presa una misura che ampli la possibilità di scelta dell’individuo quanto siamo indietro in Italia? E come potremmo promuovere tale sensibilità in futuro?

Dahrendorf ci ha indicato che è importante riflettere su cosa una società liberale richiede per essere
sostanzialmente tale. Allora, se la peculiarità della società liberale è quella di favorire l’incremento
delle chances nella vita degli individui, occorre dire che la società italiana è ben lontana da questi
presupposti. Quando nell’89 cadde il muro di Berlino, entusiasti per il futuro, immaginammo
l’affermazione di società aperte e libere, oggi, anche a causa di certe pratiche insensate del
capitalismo, ci ritroviamo ad invocare soluzioni stataliste ai problemi del Paese. Fondamentalmente
facciamo fatica ad archiviare reminiscenze totalitarie e, lo dico da liberale cattolico, una cultura
cattocomunista che per troppi anni ha imperversato. Vi è la necessità di superare il grave deficit di
cultura liberale lavorando innanzi tutto sul versante culturale, offrendo, contemporaneamente,
coerenti indicazioni fruibili dall’opinione pubblica e, nello stesso tempo, marcando le distanze da
rivoluzioni liberali fallite nel passato e promesse per il futuro.

Spesso i concetti liberali si rivelano contro intuitivi: Come spiegare che è proprio l’economia
di mercato il modo più efficace per difendere la più diffusa proprietà privata dei mezzi di
produzione e fare in modo che cresca.

Mi sembra di capire che per contro intuitivi tu voglia intendere posizioni politicamente scorrette nel
senso che non seguono la vulgata corrente quindi di minoranza e controcorrente. Dicevo di alcune
cattive pratiche del capitalismo che hanno contribuito al risorgere dello statalismo, all’onnipresenza
del potere statale, alla popolarità che oggi godono, soprattutto in Italia, analisi e giudizi che fanno
risalire al liberalismo, e quindi al libero mercato, la totale responsabilità della crisi economicafinanziaria
sviluppatasi in occidente a partire dal 2008. Naturalmente, nulla di più distorcente specie
se si sottace la responsabilità della sfera politica sia nell’origine che nella gestione successiva del
ciclo economico in particolare da parte delle cancellerie e degli organismi europei. In effetti, non vi
è traccia nel liberalismo economico di tesi delineanti un’economia di mercato senza regole, lo
stesso Hayek ebbe a dire “nessun economista stimato ha mai difeso a spada tratta il principio del
laisser faire in senso letterale”. Credo che la teoria vichiana possa essere di supporto anche allo
sviluppo di questo ragionamento: le cattive pratiche non investono solo un certo tipo di capitalismo,
anche l’immagine e quindi la percezione dello Stato è soggetta a contraddizioni e criticità. Nel
Paese va aumentando la dicotomia tra affermazioni di principio (il bene comune, la ridistribuzione
del reddito e via così) e strumenti utilizzati, tra questi l’utilizzo distorto della leva fiscale è il nostro
migliore alleato. L’ormai insopportabile pressione del fisco, infatti, provoca sempre più nella
percezione collettiva un indebolimento del consenso sulla funzione, sul ruolo e sull’utilità
dell’interventismo statale. Episodi quale quello del suicidio del fornaio napoletano non fanno che
suffragare questo ragionamento, il “Ricorso” è, forse, più vicino di quanto si creda.

31 gennaio 2014

Legge elettorale: alcune riflessioni

RIFLESSIONI SULLA PROPOSTA DI NUOVA LEGGE ELETTORALE
di Giorgio Ragazzi e Vincenzo Olita

La proposta di nuova legge elettorale (PNLE) centra l’obiettivo di assicurare la “governabilità” assegnando alla coalizione che prende più voti (eventualmente dopo ballottaggio, se al primo turno prende meno del 37% dei voti) una corposa maggioranza di seggi alla Camera. Il rischio che al Senato si possano avere risultati difformi verrebbe eliminato, in attesa della modifica costituzionale prevista, applicando la stessa legge elettorale anche per l’elezione dei senatori (non è chiaro come verrà superato il contrasto con l’art 57 della Costituzione che prevede per il Senato il riparto su base regionale).
Si riduce però ulteriormente l’ambito del potere di scelta del corpo elettorale.
Le soglie di esclusione molto elevate (12% dei voti per le coalizioni, 8% per i partiti che si presentano da soli e 4,5% per i partiti che si presentano all’interno di coalizioni) renderanno di fatto difficilissimo se non impossibile l’emergere di nuove forze, capaci di interpretare le mutevoli preferenze dell’elettorato, oltre ad escludere dal parlamento le rappresentanze di consistenti quote di elettorato. Sarà molto più difficile che possano accadere di nuovo “terremoti” come l’inaspettato successo del Movimento 5 Stelle, che pure ha “dato fiato” ad opinioni ed esigenze degli elettori che i partiti tradizionali non sapevano interpretare.
Ormai all’elettorale resta solo la scelta, ogni 5 anni, se votare per la coalizione di destra o per quella di sinistra, col movimento 5 Stelle destinato, se sopravvive, ad un ruolo di impotente opposizione. Tutti i partiti minori dovranno accettare le condizioni imposte loro per essere accolti nella coalizione e, nei tanti casi in cui il raggiungimento della soglia del 4,5% è impossibile o incerto, dovranno rinunciare a proporre liste autonome in cambio di qualche “ seggio sicuro” per i loro rappresentati.
Agli elettori verrà presentata, per ciascun collegio, la lista dei candidati di ciascuna coalizione (o partito) ma non avrebbe senso, per l’elettore, votare tenendo conto della qualità dei candidati visto che il voto conterà solo per la ripartizione dei seggi a livello nazionale e non per l’assegnazione dei seggi nel collegio: nulla si può fare per escludere candidati sgraditi. I candidati verranno nominati (e posti in graduatoria nei singoli collegi) dai leaders delle due coalizioni che avranno quindi pieno ed esclusivo potere di “assegnare i posti” alla Camera presumibilmente a persone fidate/gradite. Uno dei grandi problemi dell’Italia, quello di migliorare la scadentissima qualità dei rappresentanti politici, non viene affrontato anzi c’è da attendersi che peggiori ulteriormente dato che uomini liberi, che ragionano con la loro testa, sono di logica ritenuti poco fedeli.
Il divieto per un candidato di presentarsi in più di un collegio era molto rilevante per far cessare questa mala pratica ma la proposta originaria non ha retto la pressione dei “capicorrente” che per essere certi di rielezione hanno imposto che sia possibile candidarsi in 3 (o più?) collegi. Questo comporta anche il potere di scegliere chi debba subentrare a seconda del collegio cui rinunci un plurieletto.
Demagogica ed anche un po’ goliardica (in quale Paese esiste una norma simile?) appare poi la norma che impone che “nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura superiore al 50%” in ciascuna lista e che nelle candidature di collegio debbano alternarsi rappresentanti dei due sessi (non è detto cosa avvenga nel caso qualcuno cambi sesso in corso di mandato). Il buon senso avrebbe dovuto suggerire una maggiore libertà nella composizione delle liste per lasciare spazio alle valutazioni di capacità individuale, soprattutto a livello di piccoli collegi.
Grillo ha poi buoni motivi per contestare l’art. 67 della Costituzione: è giusto consentire che il deputato sia esente dal vincolo di mandato se la sua elezione, oltre che la stessa candidatura, dipende solo dai voti ottenuti dalla coalizione?
Con un’unica Camera che legifera ed una larga maggioranza di “nominati” eletti ogni bilanciamento di poteri tra legislativo ed esecutivo sembra eliminato o assai ridotto. In sintesi la PNLG comporta che vengano affidati “pieni poteri” per 5 anni all’uno o all’altro dei leaders delle due coalizioni. Non stupisce che Renzi e Berlusconi si siano trovati d’accordo su questo testo. Col nuovo sistema c’è da chiedersi anche a cosa sia ridotto il ruolo del Presidente della Repubblica che verrà eletto dalla coalizione al potere e avrà ben poco da mediare.
La Proposta non sembra superare nessuna delle obiezioni sollevate dalla recente sentenza della Corte Costituzionale: restano le liste bloccate, il premio di maggioranza eccessivo, le soglie di sbarramento ancora più alte. Ma per un eventuale nuovo intervento della Corte passeranno comunque degli anni. Rispetto al “Porcellum” si è solo accentuato lo strapotere dei partiti maggiori assicurando, forse, la “governabilità”. L’unica vera innovazione, la trasformazione del Senato, è lontana ed incerta.
Sarebbe allora molto meglio introdurre apertamente un sistema presidenziale, con il capo dell’esecutivo (o della repubblica alla francese) eletto dal popolo ed un Parlamento invece rappresentativo dei vari partiti e capace di controbilanciare il potere dell’esecutivo per l’indipendenza che caratterizza deputati eletti in collegi uninominali.

03 dicembre 2013

Intervento del Direttore di Società Libera Vincenzo Olita sul tema scuola


SCUOLA: UNA NECESSARIA SBUROCRATIZZAZIONE
Di Vincenzo Olita

Occuparsi della Scuola italiana non può presupporre solo il partecipare all’annoso e stantio dibattito su istruzione pubblica o privata, occorre anche ripesarne gli aspetti strutturali e i modelli organizzativi.

Ci hanno provato in tanti, da Berlinguer alla Moratti, dalla Gelmini alla Carrozza, a rianimare, per innalzarne il livello di efficacia, il nostro sistema scolastico, che però continua a rimanere prigioniero di schematismi ideologici e di resistenze ad un profondo cambiamento. Merito, responsabilità e partecipazione sono l’abbeveratoio semantico a cui tutti attingono, ma dove sostanzialmente nessuno è in grado di dissetarsi. La non felice condizione della nostra scuola necessita di una forte sburocratizzazione della struttura, fortemente ermetica e incapace di interfacciarsi con l’esterno, struttura che soffre della stratificazione di orientamenti e provvedimenti, sedimentati progressivamente a seguito dei tentativi riformistici. Ne è risultata una scuola autoreferenziale in cui merito, trasparenza ed autonomia restano un trinomio tanto evocato quanto disatteso.

Il sistema è deficitario, necessita quasi di tutto, dalla manutenzione degli edifici ad un adeguamento retributivo per i docenti in linea con i parametri europei, dall’efficienza dei laboratori ad un sostanziale supporto orientativo per il prosieguo formativo degli studenti.

Ed allora, perché non iniziare dalla dirigenza, ripensando la figura e il ruolo dei presidi, eleggendoli invece di nominarli? Occorre che i singoli Istituti possano identificarsi in una dimensione di comunità, intesa come organismo autonomo, vivo e vibrante, composto dagli studenti, dal personale docente e non, dalle famiglie e con un rapporto osmotico con il territorio su cui insistono. Insieme concorreranno all’elezione del Responsabile d’Istituto, indispensabile passo verso una sostanziale autonomia della Scuola.

Il mandato, di durata triennale o poco più, è palesemente legato all’intrinseca valutazione che l’intera comunità esprime sulla complessiva gestione dell’Istituto. Società Libera ha già avanzato, nel convegno di Arezzo, l’innovativa proposta che ha favorito un dibattito vivace e riflessivo tra gli operatori del settore, molto meno ponderato tra l’opinione pubblica, forse più incline ad un immediato collegamento tra metodo elettivo e consuetudini della politica. L’opposizione al cambiamento si coagula nel respingere la figura del Preside manager e del Preside padrone per il rischio che possa imprimere al proprio istituto svolte di carattere aziendalistico.

Preoccupazioni agevolmente superabili considerando che proprio l’attuale selezione concorsuale, con la conseguente inamovibilità, favorisce situazioni e processi organizzativi non proprio coinvolgenti. Del resto gli esiti attesi dai Decreti Delegati del ’74 sono risultati quanto mai deludenti, con i numerosi Consigli e Collegi si è alimentato solo un formalismo burocratico a discapito di una sostanziale e sentita partecipazione. Inoltre, è proprio la connotazione di comunità, tra gli obiettivi principali della proposta, che porta ad escludere il pericolo della trasformazione degli Istituti in pseudoaziende.

Contemporaneamente andrebbero soppressi, anche a beneficio della spending review, gli uffici scolastici regionali, sovrastrutture centraliste e burocratiche, espressione, questa sì, di un’onnipresente influenza della politica. Non si tratta di travasare politica nella scuola, anzi, proprio un meccanismo partecipativo, quale quello dell’elezione diretta dei Presidi, è in grado di favorire leaderschip capaci di dare attuazione al tanto perseguito trinomio, rimettendo al centro dell’interesse della scuola l’apprendimento e la formazione dei giovani, obiettivi primari, ma spesso trascurati.

Così come occorrerà ragionare sui sistemi di valutazione, che andrebbero introdotti a tutti i livelli ed incrociati tra le varie componenti della comunità. Siamo consapevoli che si tratta di una scelta che presuppone coraggio innovativo e volontà di sperimentazione specie da parte di chi condivide una visione liberale della società, ma siamo altresì convinti che la condizione della scuola italiana necessiti di un audace rinnovamento per uscire dall’attuale connotazione di corporativismo referenziale, a meno che non si voglia rimanere fermi al dibattito, su superate dicotomie, che già tanto appassionò Giovanni Giolitti e Sidney Sonnino.

30 ottobre 2013

Convegno Società Libera "Mafie e Amministrazioni locali"


                                                                    CONVEGNO
                                               MAFIE E AMMINISTRAZIONI LOCALI
                                                       Sabato 16 Novembre ore 9,30
                                          Auditorium Consiglio Regionale della Toscana
                                                         Via Cavour, 4 - FIRENZE

La scarsa efficienza degli apparati amministrativi delle Amministrazioni locali, l’elefantiasi burocratica e la complessità della regolazione normativa, producendo opportunità per corruzione e frodi, contribuiscono non poco a favorire la penetrazione del crimine organizzato anche in territori che in anni non lontani ne risultavano immuni.
La iper-regolazione amministrativa nei settori della spesa pubblica - concessioni edilizie, appalti, spesa sanitaria, autorizzazioni alla creazione di attività imprenditoriali - è centrata più sui requisiti formali e meno sugli adempimenti sostanziali.
La lotta al crimine organizzato passa attraverso una revisione delle regole politiche e amministrative, incluse quelle fiscali, tale da rendere lo Stato e le Amministrazioni locali non altro rispetto ai cittadini.
Passa attraverso un massiccio ridimensionamento dell’apparato burocratico, della vischiosità procedurale, dell’organizzazione periferica statale e della sua invasività.
La partecipazione delle organizzazioni criminali alle opere pubbliche andrebbe affrontata non con la certificazione antimafia, ma con modelli flessibili capaci di individuare il rischio “infiltrazioni”.
E’ necessario, quindi, spostare le attività della P.A. dal controllo dei requisiti a quello dell’esecuzione dell’opera.

Presiede
Andrea Marcucci
Presidente Commissione Cultura del Senato

Saluti
Alberto Monaci
Presidente del Consiglio Regionale della Toscana

Stefania Fuscagni
Presidente Società Libera

Introduce
Vincenzo Olita
Direttore Società Libera

Ne Discutono
Ernesto Savona
Università Cattolica Milano
Direttore Transcrime

Luigi De Sena
Già Vicepresidente della Commissione Bicamerale Antimafia

Maria Carmela Lanzetta
Già Sindaco di Monasterace – Rc

Jacopo Armini
Sindaco di Monterone D’Arbia – Si

Lucia Tanti
Consigliere Provinciale Arezzo

Luigi Varratta
Prefetto di Firenze

Giuseppe Quattrocchi
Procuratore della Repubblica di Firenze

Franco Roberti
Procuratore Nazionale Antimafia

Alessandro Pansa
Capo della Polizia



22 ottobre 2013

Convegno Le Istituzioni sono passioni? - Giovedì 24 Ottobre 2013

CONVEGNO
LE ISTITUZIONI SONO PASSIONI?
Giovedì 24 Ottobre ore 16
Camera dei Deputati – Sala del Refettorio
Via del Seminario, 76 - Roma

I guasti del bicameralismo paritario, dove entrambe le Camere sono chiamate a dare la fiducia, la debolezza dell’esecutivo privo di poteri incisivi di guida della maggioranza parlamentare, il disordine creato dalla riforma regionale del 2001 e, più in generale, l’annosa questione delle riforme che dovrebbero riguardare la Costituzione inducono Società Libera a favorire una ragionata valutazione sul disegno riformatore sottoposto al Parlamento e suggerito dalla commissione governativa.
Lo scambio di opinioni fra costituzionalisti ed esponenti del mondo politico sul progetto riformatore, a nostro avviso, non può prescindere da una sempre più necessaria riforma del sistema elettorale e della pubblica amministrazione, capace di rivisitare il significato di partecipazione e cittadinanza e di porre un freno alla burocrazia e alla spesa pubblica.

Introducono
Giuseppe de Vergottini “Forma di governo e Bicameralismo”
Augusto Barbera “Revisione del Titolo V e il Sistema delle autonomie”
Luciano Violante “L’impronta riformatrice della Relazione della Commissione per le riforme costituzionali”

Tavola Rotonda

Le riforme istituzionali da “Passione a Soluzione”
Cinzia Dato
Tommaso Frosini
Vincenzo Lippolis
Nicola Lupo
Pino Pisicchio

Modera
Luigi Tivelli

Conclude
Gaetano Quagliariello











15 ottobre 2013

VI^ edizione Marcia internazionale per la Libertà



VI MARCIA INTERNAZIONALE


PER LA LIBERTA’

DELLE MINORANZE E DEI POPOLI OPPRESSI

BERLINO, BRUXELLES, PARIGI, ROMA

SABATO 19 OTTOBRE 2013, ORE 17

da Piazza Bocca della Verità

a Piazza Campo dei Fiori





09 ottobre 2013

Prossimi appuntamenti Società Libera


AGENDA



ROMA : 19 0ttobre ore 17

VI MARCIA INTERNAZIONALE PER LA LIBERTA’

DELLE MINORANZE E DEI POPOLI OPPRESSI


ROMA : 24 Ottobre ore 16

CONVEGNO " LE ISTITUZIONI SONO PASSIONI? "

CAMERA DEI DEPUTATI – SALA DEL REFETTORIO

Palazzo San Macuto - Via del Seminario, 76


FIRENZE : 16 Novembre ore 9,30

CONVEGNO "MAFIE E AMMINISTRAZIONI LOCALI"

Auditorium Consiglio Regione Toscana Via Cavour, 4





17 settembre 2013

Presentazione Rapporto a Napoli - 19 Settembre

Circolo Nautico Posillipo, via Posillipo 5 Napoli - giovedì 19 Settembre ore 19.00.
Introduce
Vincenzo Olita - Dierettore Società Libera

Ne discutono
Giuseppe Cioffi
Luigi De Sena
Giuseppe Grimaldi
Andrea Marcucci
Maurizio Marinella

Link: http://www.societalibera.org/it/rapportiliberaliz/rapporto2013/11rapporto_napoli.htm

11 settembre 2013

Save the date

VI MARCIA INTERNAZIONALE
PER LA LIBERTA’

DELLE MINORANZE E DEI POPOLI OPPRESSI

BERLINO, BRUXELLES, PARIGI, ROMA

SABATO 19 OTTOBRE 2013, ORE 17

Organizzata in collaborazione con le Comunità delle Minoranze e dei Popoli oppressi in esilio,
  • per sollecitare l’opinione pubblica, l’Europa e gli organismi soprannazionali, perché assumano posizione a tutela delle minoranze;
  • affinché l’Europa istituisca la Giornata Europea per la Libertà delle Comunità, delle Minoranze e dei Popoli oppressi.
A fronte del peggioramento internazionale della situazione dei diritti umani, e considerando che in almeno un quarto dei Paesi del mondo le libertà fondamentali sono quotidianamente negate, riteniamo che non basta più esprimere generiche solidarietà.
E’ tempo che:
  • in Europa le piazze si riempiano di gente consapevole;
  • l’Occidente si scuota e mobiliti concretamente interesse e coscienza sulle condizioni di centinaia di milioni di uomini;
  • si sviluppi un vasto e unitario movimento di mobilitazione, in grado di far comprendere che la difesa dei Diritti Umani è una priorità internazionale.

QUATTRO CITTÀ MARCIANO

INSIEME PER LA DIFESA DEI DIRITTI UMANI


25 giugno 2013

Presentazione 11° rapporto a Roma


LIBERALIZZAZIONI. CRISI DI UN MODELLO IN UN PAESE IN CRISI

11° Rapporto sul processo di liberalizzazione della società italiana, Biblioteca del Senato "Giovanni Spadolini” - Sala degli Atti parlamentari
Piazza della Minerva 38 - Roma - Mercoledì 26 giugno 2013, ore 18

Da un Rapporto sul processo di liberalizzazione ci si attenderebbe una significativa mole di risultati, di operazioni realizzate, di obiettivi raggiunti. Invece, proprio nel bel mezzo di una crisi, che da finanziaria ed economica è divenuta anche sociale e di fiducia, capace di minare la stessa coesione sociale, arrivano risultati deludenti.
Il 2012 è stato l’anno delle privatizzazioni “chiacchierate”, in cui, al di là di quotidiane generiche invocazioni, non si sono intraviste organiche strategie per l’individuazione di una netta, lineare e comprensibile politica economica. Il sostanziale arresto del processo di liberalizzazione – privatizzazioni si è innescato nella crisi complessiva di un Paese fermo in cui, purtroppo, la classe dirigente, nel suo insieme, è altrettanto immobile, incapace di scelte utili a riavviare meccanismi di dinamicità nel circuito consumi, produzione, investimenti, occupazione.
Il Rapporto descrivere senza infingimenti un’Italia che arranca, che non trova la barra, assediata dalla burocrazia, dalla non responsabilità, ostaggio di riti antichi che sono figli di conservatorismi di rendita.
E’ un lavoro coraggioso, sfida tanta retorica di “regime” culturale, individuando come origine di molti mali il sodalizio tra statalismo e falso liberalismo: lo statalismo che si è fatto burocrazia cioè “potere dell’apparato” e il falso liberalismo che ha prodotto liberalizzazioni di facciata funzionali a rafforzare solo le propaggini di una classe politica.

IL RAPPORTO E' STATO REDATTO DA: Giovanna Acampa, Andrea Bitetto, Giuseppe de Vergottini, Stefania Fuscagni, Sergio Mattia, Alessandra Oppio, Alessandra Pandolfi, Giuseppe Pennisi, Marco Ponti, Giorgio Ragazzi, Alberto Vannucci

Programma
INTRODUCE

Andrea Bitetto
Consiglio Direttivo Società Libera

NE DISCUTONO
Pellegrino Capaldo
Professore Emerito Roma "La Sapienza"

Stefania Fuscagni
Presidente Società Libera

Paolo Gentiloni
Commissione Affari esteri Camera dei Deputati

Andrea Marcucci
Presidente Commissione Cultura del Senato

Maurizio Sacconi
Presidente Commissione Lavoro del Senato